25vira.art
“Creo i quadri usando le tele grandi, i colori acrilici e a olio, il mosaico (lo scarto dei polimeri), la piuma, i tessuti, e vari altri materiali con l’intenzione di elaborare i lavori “dinamici” e scoprire la ricchezza e la infinita possibilità della tela e i materiali che la tela può ospitare.”
25vira.art
“Creo i quadri usando le tele grandi, i colori acrilici e a olio, il mosaico (lo scarto dei polimeri), la piuma, i tessuti, e vari altri materiali con l’intenzione di elaborare i lavori “dinamici” e scoprire la ricchezza e la infinita possibilità della tela e i materiali che la tela può ospitare. “
Creo i quadri usando le tele grandi, i colori acrilici e a olio, il mosaico (lo scarto dei polimeri), la piuma, i tessuti, e vari altri materiali con l’intenzione di elaborare i lavori “dinamici” e scoprire la ricchezza e la infinita possibilità della tela e i materiali che la tela può ospitare.
Creo i quadri usando le tele grandi, i colori acrilici e a olio, il mosaico (lo scarto dei polimeri), la piuma, i tessuti, e vari altri materiali con l’intenzione di elaborare i lavori “dinamici” e scoprire la ricchezza e la infinita possibilità della tela e i materiali che la tela può ospitare.
Le sofferenze o le paure che vivo non sono più dolorose ma iniziano esistere come la parte integrante e indispensabile dell’unita del quadro e della vita stessa di una persona.
La stampa della mia foto è realistica perché quello che esprimo sulla tela è reale, sono davvero le emozioni o le esperienze che ho vissuto o sto vivendo. In quanto può sembrare non reale quello che metto sulla tela per me è la mia realtà.
Di proposito, utilizzo spesso la mia immagine anche per evidenziare la necessita di “metterci la faccia” per le cose che esprimo, assumendo la piena responsabilità di ciò che faccio. Sono convinta che solo comportandosi coraggiosamente la persona è in grado di superare i propri disagi e devenire sé stessa accettandosi con tutte le sue sfumature della personalità.
La mia arte per me è una continua ricerca del fascino dei multiplichi significati dei simboli che io ne utilizzo molto nei miei lavori, e grazie alle varietà delle culture che ho conosciuto sto scoprendo che i simboli non sono riconducibili a un’unica chiave interpretativa – questo fa si che i miei quadri hanno una grande quantità delle interpretazioni per lo spettatore.
Sono molto curiosa nella percezione delle mie opere da parte degli spettatori, vorrei tanto dialogare con ciascuno e cogliere da li i loro percezioni interiori profondi per creare le mie nuove opere perché in questo modo le mie opere diventano non solo le mie ma – le nostre. Credo molto nella interconnessione tra gli individui che comunicano, e di conseguenza nella creazione metamorfosica dei mei quadri dopo le interazioni con gli spettatori,
in effetti i miei quadri io le modifico sempre dopo le conversazioni che mi hanno suscitato le emozioni.
Mi sento spesso come se fosse lo strumento della metamorfosi dei miei quadri e i veri autori sono le persone che mi hanno ispirato.
Utilizzando la stampa, la pittura, il mosaico, la piuma e altri materiali – cerco di creare i piccoli dettagli con l’intenzione di avvicinare lo spettatore fiscalmente all’opera curiosando, poi per vedere la totalità deve allontanarsi – così la visione diventa più dinamica.
Il mio grande sogno è una mostra multisensoriale dove le mie opere si accompagnano a testi, musiche, temperature d’ambiente diverse e gioco di luce…
Eventi in corso
Amber Green Art Gallery
535 West 23 rd street – New York
in collaboration with Agostino Art Gallery Milano – Italy
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Galleria
“Tutto sta nel saper fare, nel saper concentrare lo spirito su di un punto, nel sapere astrarsi abbastanza per far sorgere l’allucinazione e sostituire il sogno della realtà alla realtà stessa.”
Joris-Karl Huysmans
Il pianto per l’Ucraina
Da piccola sapevo che sarei partita dal villaggio dove sono nata in Ucraina. Guardando i primi film che venivano dall’estero vedevo che tutto lì era così scintillante, colorato e attraente. Allora io volevo stare li, non vedevo ora di crescere e partire. Ed eccomi: da 20 anni ho lasciato l’Ucraina, ho viaggiato mezzo il mondo stabilendomi in Svizzera.
Con la “rivoluzione arancione” e con l’occupazione dell’Ucraina da parte dei russi mi sono però sentita una traditrice, non ero li per il mio Paese, tutto succedeva così velocemente, gli eventi precipitavano in modo inaspettato. Tra tante mezze verità – o meglio: tra tante verità variamente interpretabili – pian piano si delineava un futuro molto difficile per il mio Paese d’origine. Tanti dubbi mi sono venuti, mi sono chiesta se non avessi dovuto essere li, e se da qui sarei riuscita aiutare di più. Qualche tentativo l’ho fatto per dare il mio sostegno – ma sempre insufficiente.
Il 24 febbraio 2022 mi sono svegliata ad Alba, in Piemonte, dalla finestra una bellissima vista collinare e i primi raggi di sole. Avevo preparato la mia festa di compleanno che festeggio il 25 febbraio e stavo aspettando tanti amici. E dalla tv arrivava l’annuncio che i russi stavano attaccando l’Ucraina… Sono scoppiata in lacrime e forse per la prima volta ho sentito il dolore al petto (… non so perché dicono che il cuore non faccia male). Ovviamente la festa del mio compleanno l’ho cancellata. Ho chiamato mia mamma, i parenti, gli amici dell’Ucraina… Io ero in lacrime e loro mi consolavano dicendo che non dovevo preoccuparmi perché l’Ucraina non si si sarebbe arresa e avrebbe vinto.
Ho passato l’infanzia con i nonni che mi raccontavano spesso di come avevano vissuto la Seconda guerra mondiale, i cinque lunghi anni del dolore, del freddo, della fame e della speranza di arrivare vivi al giorno dopo. La guerra è il più grande errore dell’umanità. E la mia Ucraina è finita sotto attacco nel 2022?! Tante domande mi hanno fatto scoppiare la testa: come è potuto succedere? Sentivo una profonda rabbia verso chi l’aveva permesso e chi non aveva ascoltato i molteplici segnali d’allarme che c’erano da tanti anni; sentivo disprezzo verso chi avesse la responsabilità di aver creato questo mostro che oggi sta terrorizzando il mondo… Poi le domande finiscono e le risposte non arrivano e sono stata assalita da una profonda tristezza, rovesciata ancora nelle lacrime e nella speranza che il mondo intero si mobilitasse per aiutare l’Ucraina così tante volte attraversata dai cavalli dei “conquistadores” (e adesso bruciata dalle bombe e devastata dai carri armati).
Amo l’Ucraina e il mio popolo, desidero con tutto il cuore che diventi un Paese scintillante, colorato e attraente… e che le bambine che lo vedranno vogliano visitarlo e sognino di rimanere lì perché è un Paese divertente e pieno di opportunità… così loro non la lasceranno come ho fatto io.
I colori del quadro sono festosi perché questo è il futuro dell’Ucraina, le lacrime cadono nel cuore e lo riempiono di amore. Credo profondamente che questo Paese darà l’esempio su come difendere i propri valori e che questa guerra sarà ultima in Europa.
L’arte deve toccare la politica! Come sarebbe possibile, altrimenti, fermare la guerra?
Feelings
La creazione dei quadri “Feelings” arriva dalla profonda ricerca della felicità. Quando passavo le serate da sola e senza la tv in una cittadina piccola al confine tra Svizzera e Italia…
spesso non accettavo la sensazione della solitudine perché ero persuasa che dovevo bastare a me stessa e cercavo di contrastarla… iniziavo a creare atmosfere festose a casa, mi vestivo in modo esuberante, cucinavo una buona cena, aprivo un buon vino, mi preparavo il bagno con le candele, mettevo la musica e poi prendevo i colori e la tela e trasmettevo sulla tela quello che sentivo in quel momento.
Queste mie creazioni non erano mai intese per essere esposte, mi davano l’idea della profonda intimità con me stessa; un po’ per caso sono capitate sui social e subito un mio conoscente ha chiesto di acquistare una, poi ancora e ancora altre persone mi hanno chiesto la stessa cosa… Visto che di serate in solitudine ne passavo molte, le tele “feelings” erano sempre di più e così ho deciso di condividerle con altre persone anche se sono i quadri molto intimi per me.
E poi mi sono accorta che nonostante le tele lasciavano casa mia e mi mancavano i ricordi: più le mura rimanevano nude dalle tele più mi veniva voglia di crearne di nuove e più diventavo creativa. Un po’ come l’ape a cui tolgono il miele dall’alveare. Allora lei ne produce sempre di più.
L’arte deve uscire dallo spazio del creatore, bisogna lasciarla “viaggiare” nel mondo come i figli lasciati partire dalla casa… “i genitori sono come degli archi e i figli sono le frecce”, cosi per me è diventata l’arte dei “Feelings” – va in un altro spazio e altre persone ne vedranno e percepiranno le sensazioni diverse dalle mie (forse si sentiranno meno sole)… Forse certe sensazioni coincideranno con le mie o forse si modificheranno, e forse quelle nuove sensazioni generate dalla visione del quadro in qualche modo cambieranno la loro giornata – ed ecco che ho partecipato a miracolo dell’arte.
L’ape e la Farfalla
L’ape e la Farfalla – l’Utile e il Bello.
L’ape il sinonimo del vulnerabile fondamenta del nostro mondo ma pure altrettanto il sinonimo del sacrificio all’ordine e alla communita; mentre la farfalla è il bello, mutabile, frivolo (forse anche non essenziale per la sopravvivenza del mondo). E pure l’ape operaia si sacrifica per la farfalla, come racconta la favola ma anche come spiega la riflessione: l’ape impollina e la farfalla usufruisce delle piante e dei fiori che impollina l’ape.
altezza 80 cm x larghezza 120 cm
L’ape è logica, poco evoluta, facilmente manipolabile e spiegata dagli scienziati; mentre la farfalla ha tutto un suo mondo aperta con la metamorfosi, varietà dei colori e cibi con la quale si nutre (dal nettare dei fiori al liquido che trasuda dalla frutta in putrefazione o dallo sterco degli animali, ma anche dal sangue degli animali, come dei vampiri). Il mondo delle farfalle si complica con la simbiosi che instaurano con le formiche, le larve scendono per terra e mimano i suoni e gli odori delle larve di formica, così vengono allevate dalle formiche.
Ho creato il mio quadro con l’intenzione di porre le domande “i mondi più semplice sono alla base dei mondi più complessi?”, e “come mai certi mondi rimangono semplici e continuano sacrificarsi per quelli complessi, anche se forse non necessariamente vitali?”, “chi lavora e sta alla base dell’essenziale e della sopravvivenza si nasconde e rimane umile, mentre chi usufruisce della sua fatica nascosta si mette in mostra? (“L’essenziale è invisibile agli occhi”, Il Piccolo Principe) – E se fosse che questo ordine viene dalla natura stessa?”.
Per la realizzazione dell’opera ho usato la stampa della mia foto come la testimone diretta della domanda posta, aggiungendo colori acrilici, piume, polimeri (occupando tantissime ore di lavoro nella posa dei polimeri, uno per uno)… e ho cercato di porre la domanda attraverso le immagini e i materiali.
Il Paese delle meraviglie
Seguendo il racconto del Alice in Paese delle Meraviglie mi ha incuriosito molto il tema del Tempo e come gli esseri umani sono in ricerca di “fermarlo”, o manipolarlo. “…Se invece ti fossi mantenuta in buoni rapporti con lui (tempo), lui farebbe fare al tuo orologio tutto quello che vuoi tu” .
altezza 140 cm x larghezza 100 cm
Un tempo personificato, dunque, che può stabilire per chi scorrere (e come scorrere) e per chi no, il tempo soggettivo non si basa su uno strumento di misura, bensì su come ogni persona percepisce il passare di minuti e ore a seconda delle diverse situazioni in cui si trova a vivere.
Ma con il tempo si puo anche giocare? Quando una persona fa dei interventi chirurgici e fa lo sport per mantenersi sempre in forma – sta cercando di manipolare il suo tempo?
E se grazie a questi “manipolazioni” in effetti la persona riuscira a vivere piu a lungo allora vince il tempo. Pero la qualita del tempo forse non dipende dalla lunghezza degli anni visuti ma dalla percezione e il valore che diamo al nostro tempo.
Con questo mio quadro volevo rapresentare la mia riflessione personale che mi ha portato alla concusione che il mondo degli adulti fatto soprattutto dalla logica calcolatrice da una parte, e il mondo del giocco e divertimento continuo riesce davvero fermare il tempo. Nessuno piu’ di chi gioca sa rimanere nel tempo personalizzato. Gli adulti, rappresentati da Bianconiglio, per i quali il tempo a disposizione non è mai abbastanza ed è sempre tardi. Invece per esempio per i bambini c’è sempre tempo per giocare, sempre – senza fine… rimanere nel momento del gioco in modo che il tempo non passi. Guarda i palloncini colorati e le farfalle e lasciati alle spalle le strategie, le logiche e qualunque cosa il sistema di preoccupazioni voglia che ti occupi.
C’è solo da imparare da i giocatori e i bambini come trattano il tempo, o forse sarebbe abbastanza rimanere sempre un po i bambini…
Il bianco e il nero
L’ispirazione per quest’opera mi è venuta dopo che sono stata profondamente colpita dalla visione del film il Cigno Nero.
Mi sono chiesta quante volte il cigno nero che ho in me ha soffocato il cigno bianco, due opposti che vivono sotto forma di astuzia, sensualità, disinibizione da un lato e di grazia e innocenza dall’altro.
altezza 140 cm x larghezza 100 cm
La visione del film mi ha portato alla conclusione che la competizione spietata e la paura del fallimento e della solitudine ci conducono ai sacrifici e di conseguenza facciamo vincere il nostro cigno nero “divorando” le ali del nostro cigno bianco impedendogli di spiccare in volo. Così facendo teniamo sotto controllo la nostra innocenza. Spesso lo facciamo per la protezione, per proteggerci dalla sofferenza: in effetti ho voluto rappresentare il cigno bianco con il cigno nero in una versione in cui hanno un approccio amorevole uno verso altro. Non c’è lotta tra di loro, il cigno nero anche se ha spezzato le ali al cigno bianco gli avvolge amorevolmente le gambe, sembra che non lo faccia volare né camminare e la sua reale intenzione è proteggerlo.
La mia intenzione con quest’opera è di incentivare lo spettatore a riflettere “quanti e quali belli e innocenti sentimenti abbiamo soffocato in noi stessi per proteggerci?”.
Dimensioni del quadro (tela) 140 cm X 100 cm, assieme con il velo bianco l’altezza 260 cm, la larghezza con gli ali nere 200 cm.
Gli scudi
of the soul
L’anima è il nostro essere profondo non visibile e non palpabile: crediamo che esista, la sentiamo e spesso non sappiamo descriverla. È un’energia? È mutevole e noi possiamo modificarla o è stabile e ci modifica conducendoci su un cammino prestabilito?
altezza 100 cm x larghezza 140 cm
Mi sono posta tante domande su cosa sia la mia anima, e sulla tela volevo riportare la mia riflessione personale: io sono arrivata alla conclusione che l’anima ci protegga creando degli scudi. Mi sono accorta che cerco la comunicazione con l’anima specialmente in momenti difficili (o invece è lei che cerca comunicare con me?), percepisco come un bisbiglio tra il me profondo senza spazio né tempo e il me reale qui e adesso. Sento i suoi avvertimenti, è come una specie di radar interno che arriva dal profondo. Spesso non mi so spiegare perché ho saputo prendere all’istante questa o quest’altra decisione che si è poi rilevata benefica per me.
Quattro ali di colore diverso con gli occhi all’interno (le foto degli occhi sono state scattate in una clinica oftalmologica), due ali nere dell’animale notturno che sostengono (la protezione 24 ore garantita ;-).
La spada dietro la spalla sinistra (ho un rapporto molto speciale con questa spalla in quanto si è infortunata ed è stata operata più volte…). Stranamente molte volte mi ha protetto proprio questa spalla, a volte mi ha impedito d fare delle cose, ma sono certa che mi ha cambiato il corso della vita in quanto (proprio come un radar) ha saputo distinguere le persone e selezionare le relazioni profonde.
Tre tipi di scudi (appunto la protezione 24/7 ;-)… Templare, Romano, Vichingo con le rune celtiche.
Il drago nero ai piedi con i denti fuori come il cane da guardia.
L’anima si protegge con la maschera sul volto e la piuma rossa sulle spalle mettendo in guardia perché a nessuno venga la malsana idea di attaccarla.
Le frecce che provano ad attaccala, infatti, contro questa corazza che l’anima ha costruito, diventano bianche e dunque innocue.
Mi rendo conto che sono sensazioni soggettive, mi farebbe piacere il confronto con gli spettatori per capire in che modo e che cosa percepiscono dalle loro anime… Credo che le idee altrui mi ispirerebbero nuove opere perché questa ricerca mi stimola molto
Angelo della Forza
Il grande desiderio di ottenere la nazionalità svizzera mi ha costretto a imparare la pazienza. Ho voluto esprimere cosa è stato per me il processo dell’attesa, quasi 2 lunghissimi anni di bilanciamento tra l’arduo desiderio e l’impazienza. La pazienza per me è stata la sofferenza che ho dovuto accettare e vivere il più serenamente possibile.
altezza 80 cm X larghezza 120 cm
La pazienza per me è stata la sofferenza che ho dovuto accettare e vivere il più serenamente possibile. Credo che solo le preghiere meditative mi abbiano aiutato a superare quel periodo e per questo le ali dell’angelo rappresentano la forza spirituale dalla quale potevo attingere le energie.
La riflessione che ho fatto – i bambini quando disiderano qualcosa e non possono ottenerla subito scoppiano a piangere, maturando ci insegnano che dobbiamo imparare la pazienza e noi a volte la impariamo ma credo che spesso noi impariamo a fingere d’averla imparata con i comportamenti apparentemente calmi, dobbiamo trattenere le energie e meditare ma anche pregare per non “esplodere” con i comportamenti inopportuni. L’energia che crea l’attesa rimane comunque “rossa” e arde e noi la cerchiamo di domarla con la pazienza.
La Fenice
Cosa porta ci porta alla trasformazione: la nascita o la morte, l’inizio o la fine?
La metamorfosi della farfalla ci porta a riflettere quanto è complesso il processo della trasformazione, una fase deve completarsi per dare la nascita a una fase successiva. Nella farfalla non c’è niente del bruco, né all’apparenza né alla sostanza (il bruco si nutre senza sosta, la farfalla vola e a volte pure vive senza nemmeno nutrirsi) e pure perché nasca la farfalla deve nascere il bruco… e per far nascere il bruco deve nascere la farfalla: è un ciclo.
altezza 140 cm x larghezza 100 cm
La mia riflessione sulla trasformazione e cambiamento mi ha portato a creare un’opera con la clessidra blu che travasa le quattro prove di cambiamento dell’aspetto fisico (sperimentate davvero in persona) nella fenice. La clessidra rappresenta il tempo e la fenice la riesce rompere perché la forza che arricchisce il cambiamento è più forte del tempo, è naturale.
I due bruchi sopra danno inizio al processo mangiando le foglie di edera che avvolge tutta la clessidra, le 4 personalità si cancellano fondendosi e si travasano nella fenice che a sua volta aprendo le ali rompe i confini e fa nascere delle farfalle che spiccano in volo. Le farfalle escono anche dai confini del quadro in segno che per la rinascita e la trasformazione o il cambiamento non ci sono i limiti.
Piccolo Principe
Con quest’opera volevo rappresentare l’effetto che la separazione ha provocato in me e sono stata ispirata dal racconto “Il Piccolo Principe”.
altezza 80 cm x 120 cm larghezza
La rottura del rapporto tra la Rosa e il Piccolo Principe spinge il Principe di lasciarla e a esplorare nuovi mondi. Un po’ quando noi dopo aver elaborata la perdita andiamo verso opportunità che prima ci precludevamo. La separazione, per quanto dolorosa, è necessaria, e il processo di separazione porta alla differenziazione tra sé e gli altri.
La lontananza dalla Rosa ha permesso al Piccolo Principe di capirne l’importanza e di dare un valore al loro legame.
La nostra Rosa potrebbe essere percepita anche come la metafora della famiglia dalla quale ognuno di noi per crescere deve separarsi, per poi ritrovarla da adulto in una relazione differente, basata non più sui bisogni ma sui valori e sulla gratitudine.
Quante volte pensiamo al nostro “Fiore” come ha pensato Piccolo Principe? “Avrei dovuto giudicarlo dagli atti, non dalle parole. Mi profumava, mi illuminava. Non avrei dovuto venirmene via! Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie… ma ero troppo giovane per saperlo amare”.
Nel mio quadro il Piccolo Principe si fa mordere da 6 serpenti che per me sono: l’insicurezza, la sofferenza, la solitudine, la paura, la noia, l’impazienza. Nonostante ciò, è riuscito far crescere sempre di più la sua Rosa ed arrivare al punto di non sentire più morsi, perché anche se i serpenti lo mordono non provocano più in lui nessun effetto, e anche perché l’amore verso quello che custodisce dentro di sé è diventato così solido e grande che l’unica cosa che sente è l’estasi del piacere.
